A che età potrò smettere di lavorare e andare in pensione

  
  
A che età potrò smettere di lavorare e andare in pensione

A che età potrò smettere di lavorare e andare in pensione

  
  

Esaminiamo i differenti requisiti a seconda della tipologia di pensione: vecchiaia, anticipata, APE,  Quota 41 e Quota 100.

Il tema delle Pensioni rimane uno delle questioni più delicate e di discussione in ambito Politico.

Non è facile destreggiarsi fra le varie riforme, le nuove norme e i diversi tipi di pensione: vecchiaia, anticipata, quota 41, quota 100, volontaria…Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza:

PENSIONE DI VECCHIAIA:

Per questa tipologia occorre aver versato contributi per 20 anni e aver raggiunto l’età pari a 66 anni e 7 mesi che dal 2019 diventeranno 67 anni, grazie agli adeguamenti Istat delle aspettative di vita. Proprio questo adeguamento alle aspettative di vita comporterà un graduale aumento porterà l’età minima per andare i pensione a 67 anni e 3 mesi nel 2021 -2022, che aumenterà ancora nel 2023-2024 a 67 e 4 mesi per arrivare a 68 dal 2031.

PENSIONE ANTICIPATA:

In questo caso l’età anagrafica non viene presa in considerazione, a patto però che siano stati versati contributi pari almeno a  42 anni e 10 mesi per gli uomini , e di 41 anni e 10 mesi per le donne. Anche questi dati subiranno un aumento nel 2019, gli anni di contributi diverranno rispettivamente 43 anni e 3 mesi (uomo) e 42 anni e 3 mesi (donna).

APE SOCIALE :

Per l’APE sociale (anticipo pensionistico) occorre aver compiuto 63 anni, dopo aver versato 30/36 anni di contributi.

Questa forma pensionistica potrebbe essere abolita con la nuova riforma, come ha ribadito Alberto Brambilla, l’esperto di previdenza e già sottosegretario al Welfare nei governi Berlusconi tra il 2001 e il 2005 che ha scritto la parte del contratto di governo Lega-M5S riguardante il Superamento della Legge Fornero formulando anche le seguenti due nuove ipotesi:

QUOTA 41:

Con la cosiddetta “quota 41”  si farebbe riferimento solo agli anni di contribuzione e sarebbe destinata ai lavoratori precoci, che potrebbero andare in pensione dopo 41 anni di contribuzione, a condizione che abbiano lavorato per almeno 12 mesi prima del compimento dei 19 anni.

QUOTA 100:

La quota 100 invece fa riferimento alla somma dell’età pensionabile con gli anni di contributi versati.

Ci sarebbero comunque delle soglie da rispettare, ovvero: 64 anni di età e 36 di contributi (36+64 =100)

Queste due nuove forme previdenziali, potrebbero però nascondere effetti negativi da non sottovalutare, in primis la possibilità di una riduzione dell’assegno pensionistico, Secondo pmi.it, il sito delle piccole-medie imprese, infatti, il problema fondamentale rimangono le coperture economiche: manovre per finanziare le uscite anticipate dal lavoro porterebbero la riduzione degli assegni che riceveranno non solo i pensionati di oggi, ma soprattutto le future generazioni

  
  
  

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